La Via Francigena

Badia di Camaiore

LA VIA FRANCIGENA

La cosiddetta via Francigena consisteva nel percorso che, dalla Francia, conduceva ai luoghi di culto cristiano, ovvero Roma e Gerusalemme, utilizzato da comuni pellegrini ma anche da papi, re e principi. Gli stessi Crociati che andavano a riconquistare il Santo Sepolcro si servirono di tale strada che, col tempo, divenne anche un’importante arteria commerciale e culturale verso la Francia. Era costituita da un insieme di strade, un asse viario fondamentale nei collegamenti tra l’Europa Nord-Occidentale e Roma. La denominazione della strada deriva da Mons Longobardorum , termine con il quale, durante le guerre tra Bizantini e Longobardi, veniva identificato l’Appennino. Grazie al suo intenso sfruttamento, lungo tutto il suo tracciato nacquero luoghi destinati all’accoglienza dei pellegrini, quali ospedali e monasteri, ma anche borghi e castelli, tracce dei quali sono ancora oggi ben visibili in varie regioni d’Italia, in particolar modo in Toscana. Pur trattandosi di una strada localizzata, era, tuttavia, costituita da percorsi diversi: dunque è impossibile definirla in modo esatto. Numerose sono le ipotesi, dato che le strade medievali erano prive di selciati curati propri, invece, delle strade romane. Volendo identificare la via Francigena con le attuali strade, che oggi è nota come via della Cisa.

IL PERCORSO

Il pellegrino che percorreva la via Francigena giungeva in Toscana attraverso il valico di Monte Bardone, toccava Pontremoli, Villafranca, Aulla, Santo Stefano Magra, Sarzana, Luni, Avenza e infine S. Leonardo al Frigido. Dopo aver passato il fiume, la strada muoveva in direzione dell’attuale Comune di Montignoso, sfiorava il lago di Porta Beltrame, incontrava l’omonima struttura di controllo territoriale, oggi scomparsa, già menzionata in un atto del 1055 d.C. e composta da una fortificazione dove si riscuoteva il pedaggio, dalla chiesa di Santa Maria di Porta e da un piccolo ospedale.

Nelle vicinanze è il Castello Aghinolfi, già documetato nel 753 d.C..Il grande mastio ottagonale diroccato si staglia in alto sulla collina a controllare il territorio sottostante. Dopo aver oltrepassato la rupe denominata del Salto della Cervia dove, a partire dall’inizio del XVI secolo fu spostata la chiesa di Santa Maria e dove è oggi possibile osservare ciò che resta della Torre Medicea in stato di cattiva manutenzione e di penoso degrado, si entra nella Versilia storica e quindi nell’attuale territorio della Provincia di Lucca.
Da via Pruniccia, in località Santa Maria al Rio, si raggiunge la via ancor oggi detta Romana che si snoda con andamento curvilineo fra uliveti secolari fino a congiungersi con la Provinciale. Ripa è il punto di incontro fra la via Romana e la Provinciale ed è di particolare interesse perché vi si trovava l’ospedale di San Sisto, menzionato in un documento del 1180. Di esso non resta però putroppo alcuna traccia. Ripa fu totalmente distrutta durante la seconda guerra mondiale.
Da Ripa attravarso un percorso prossimo all’attuale via San Cristoforo, nel Medioevo si raggiungeva il fiume Versilia, un tempo superabile a guado ed oggi attraversabile tramite il Ponte di Pescarella. Sull’altra sponda si trova l’abitato di Vallecchia, antico borgo dominato un tempo dall’alto dalla scomparsa omonima rocca e dal dirimpettaio Castello di Corvaia. Si segnala l’importante Pieve di Santo Stefano costruita fra l’XI e il XII secolo e all’epoca facente parte della Diocesi di Luni ed oggi di Pisa.
Da Vallecchia, la Francigena conduceva verso il borgo di Sala sulle prime propaggini dell’attuale abitato di Pietrasanta attraverso un cammino che si affiancava, in posizione più elevata, all’antico corso del fiume Versilia.
Oggi Pietrasanta si può raggiungere con la Provinciale di Vallecchia fino alla località Ponte Aranci e da qui, attraverso via dei Salesiani si può arrivare fino alla cinquecentesca chiesa di San Francesco detta anche “ai Frati”. Da qui è necessario portarsi sulla strada che risale il monte di Capriglia. In questo luogo, attualmente occupato dall’Ospedale Civico, si trovava il Monastero femminile di San Salvatore, fondato dal Santo di origine longobarda, Walfredo da Pisa, verso la metà dell’VIII secolo d.C..
E’ molto probabile che l’ospedale del monastero di San Salvatore di Sala corrisponda alla mansione itineraria di “Munt Cheverol” ricordata sia nell’itinerario di Nikulas de Munkathvera (1151 – 1154) sia in quello dell’Imperatore Filippo Augusto di ritorno dalla terza Crociata nel 1191.
Dall’Ospedale Civico si può entrare in Pietrasanta e attraverso una delle due strade longitudinali portarsi in piazza del Duomo, il centro cittadino dove, con lo sfondo dei resti della Rocca di Sala e delle mura merlate sulla collina, è possibile ammirare i principali monumenti cittadini: il Duomo, o Collegiata di San Martino (prima metà del secolo XIV) che fra le altre pregevoli opere, conserva all’interno la tavola della “Madonna del Sole”, realizzata nei primi decenni del XIV secolo e oggetto di una particolare venerazione da parte della popolazione locale; la Chiesa di S. Agostino (sec. XIV), ad unica navata, interamente costruita in marmo, attualmente adibita a sede di mostre, comunica con il chiostro dell’adiacente Convento agostiniano della Santissima Annunziata, oggi sede della biblioteca comunale, del museo dei bozzetti e di esposizioni e convegni.
Fra gli altri edifici sacri della città merita una menzione il Battistero o Oratorio di San Giacinto, con il fonte battesimale eseguito dagli scultori carraresi Fabrizio di Agostino Pelliccia e Orazio di Francesco Bergamini. In Via di Mezzo, nell’antica Chiesa di Sant’Antonio Abate (detta della Misericordia) due affreschi realizzati dall’artista contemporaneo Fernando Botero affiancano le statue lignee di Antonio Pardini e Jacopo della Quercia e un dipinto cinquecentesco di Lorenzo Cellini. Dopo aver oltrepassato Sala, che probabilmente grazie ad essa si allargò, e dopo aver superato, dalla metà del XIII secolo, Pietrasanta, la Francigena proseguiva attraverso l’attuale via Sarzanese con un percorso che conduceva presso la Pieve dei SS. Giovanni e Felicita di Valdicastello. La pieve è oggi raggiungibile con una piccola deviazione risalendo brevemente la strada che conduce a Valdicastello, paese natale del poeta Giosué Carducci.
La raffigurazione del pellegrino che è stata scelta come simbolo di questo segmento, proviene dalla decorazione della parte absidale della pieve (la teza a sinistra). Dalla Pieve dei SS. Giovanni e Felicita si diramava il percorso di crinale che collegava la Versilia con la Garfagnana.

Link utili per la ricerca di strutture di accoglienza per pellegrini:
http://www.viefrancigene.org
http://www.viefrancigene.it

Alcune strutture ricettive del percorso:
Sosta del Pellegrino, Valdicastello Carducci/ Contatti: info@sostadelpellegrino.it
Oratorio Il colosseo, Camaiore/ Contatti: 335 8025290
Casa Diocesana La Rocca, Pietrasanta/ Contatti: casarocca@tiscali.it
Cada del Pellegrino, Valpromaro/ Contatti: valpromaro@gmail.com
Ostello della Gioventù, Lucca

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