RETIGNANO

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Altezza: 436 m s.l.m.

Chiesa: San Pietro Apostolo

Patrono: San Pietro Apostolo (29 giugno)

 

POSIZIONE GEOGRAFICA

Collocato ai piedi del Monte Alto, Retignano è il primo borgo che s’incontra risalendo la via che conduce ad Arni. Il paese gode di un clima mite grazie all’apertura sul mare, anche se d’inverno non mancano le nevicate, e grazie alla sua posizione è possibile scorgere la valle dello Stazzemese quasi al completo.

Si possono vedere i rilievi del monte Pania, Corchia, Matanna, Nona, Procinto, Lieto, Cavallo e tutte le montagne attigue. Fanno parte di questa frazione le località Al Casino, Alla Croce, Borgo Allegro, Borgo Soprano, Caldaia, Castello, Canovaia, Chiasso, Colle, Collensù, Corte, Fonte, Incontro, Lama, Acquafilante, Pianatella, Pollaccia, Rossola, Sanatoio e Valli.

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STORIA

L’origine del toponimo Retignano potrebbe dipendere da un fondo detto Retiniano, derivante dal nome gentilizio latino Retinius. Già sede di un villaggio ligure-apuano formato da casupole, circondato da campi coltivati in comunione con Terrinca e Levigliani, con una piccola necropoli situata a breve distanza, il toponimo è citato per la prima volta in un documento del 31 agosto 855, depositato nell’archivio arcivescovile di Lucca. Sottoposto al versamento di rendite a favore della Pieve dei santi Felicita e Giovanni di Valdicastello, nell’anno 932 il borgo, chiamato Ratignano, con la sua cappella fu donato dal re longobardo Lotario alla cattedrale di Lucca. Secondo Amilcare Verona il primo nucleo abitato era quello costituito dai borghi Caldaia e Corte. In quest’ultimo venne insediato il Comunello, autonomo verso la fine del 1100. Il Barbacciani Fedeli, sostenendo che il paese fosse in antico munito di una rocca situata alla sommità del monte, afferma che la località marcava il confine tra le diocesi di Luni e Lucca. Il territorio del comunello si estendeva fino a Fornetto, Ruosina, Argentiera e Gallena. Secondo Guido da Vallecchia, nei suoi Libri Memoriales del 1264, nel borgo, già di proprietà dei Nobili di Versilia, si coltivavano grano, orzo, miglio e castagne. Nello statuto della Repubblica di Lucca del 1308 era stabilito che Retignano dovesse offrire, nel giorno di Santa Croce, un cero di quattro libbre, segno che, rispetto ad altre comunità, il paese era considerato di valore medio-basso nell’economia dei paesi dell’Alta Versilia. Nel 1401 a Retignano erano attivi 5 muratori e 5 tessitrici.

Nel 1532 era attiva una fabbrica di ferro verso il Canale del Vezza. Nel 1535 in paese erano attivi 2 muratori, 2 bottai e un mugnaio. Passato nel frattempo sotto Firenze, il 17 settembre 1550 il nuovo statuto del Comunello, quando gli abitanti erano 213, venne approvato dal governo Granducale. Nel 1558 alcuni uomini di Retignano, inseme a quelli di Ruosina e Gallena, chiesero di passare sotto il comune di Pietrasanta, ma dovettero rinunciarvi in seguito a ripensamenti dovuti al consiglio del comunello, quasi certo di non ottenere il beneplacito del Granduca.

OLYMPUS DIGITAL CAMERANel 1568 Matteo Inghirami, procuratore delle miniere

del Granduca, fece abbattere alcuni edifici, già utilizzati da un mulino e da un batticanape, per costruire una ferriera. Agli inizi del Seicento, sopra la chiesa in località Al Casino, si trovava un posto di guardia, un fabbricato posto in posizione sopraelevata per controllare le strade e comunicare tempestivamente l’arrivo di bande nemiche. Dopo liti di confine con Farnocchia, tra il 1603 e il 1632, per ordine della granduchessa Maria Cristina, anche questo Comunello contribuì al mantenimento dei ponti lungo il fiume Versilia. Il già citato Verona scrisse a proposito della Retignano del Seicento: “Questo paese conobbe dei periodi di prosperità derivata dalla ricchezza dei suoi boschi, dall’abbondanza delle acque, dalle fiorenti miniere dell’argento e del ferro, nonché da un copioso allevamento, in particolare ovini e bovini, affiancato da un’intensa attività agricola”. Nel 1712 il consiglio dei rappresentanti del popolo era composto da 50 persone, quando in paese erano attivi 4 muratori, 6 telai, un molino, una lucidatrice e una segheria ad acqua e si era sviluppata una buona produzione del baco da seta, dato che i bozzoli erano considerati i migliori della Versilia. In quell’anno Retignano era composto da 94 case con 436 abitanti, pari a 88 famiglie: tra le sue rendite principali troviamo, per l’appunto, 1530 libbre derivanti dall’allevamento dei bozzoli. Nel 1750 il paese si componeva di 42 famiglie, 46 case e 212 abitanti. Alla fine del Settecento nella comunità erano attivi 6 telai, 4 muratori, un molino, un batticanapa e alcune segherie ad acqua per i marmi.

Verso il 1820 l’inglese James Beresford e il suo socio Gybrin trovarono nella cava della Canaletta marmo mischio, turchino, bardiglio fiorito, e lo spedirono subito via mare in Gran Bretagna. Nel 1821 i due presero in affitto da Francesco Guglielmi, per nove anni con il canone di 6000 scudi, una cava, dalla quale spedirono marmo in Inghilterra. Gli abitanti di Retignano furono particolarmente attivi nel contribuire alla ripresa dell’industria marmifera in Versilia, impegnandosi nelle cave di Montalto, Gabro, Ajola, Gordigi e Messette. Nel 1845 i retignanesi si opposero all’imprenditore inglese William Walton, in quanto i suoi traffici marmiferi danneggiavano i loro terreni destinati a pascolo o legnatico. Al tempo dell’unità d’Italia, nel 1861, gli abitanti del paese erano impegnati in buona parte nelle escavazioni, causa dell’ abbandono della metà della coltivazione dei castagneti. Tale impegno è stato portato avanti anche per buona parte del Novecento, finché non è iniziato un graduale spopolamento del centro abitato, tipico di tutti i borghi dell’Alta Versilia. Nonostante ciò Retignano resta attualmente uno dei paesi più popolosi e vitali del comune di Stazzema.

LUOGHI D’INTERESSE

CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

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Secondo il Santini, la chiesa dedicata a San Pietro Apostolo fu costruita forse prima del VIII Secolo. Nominata in un documento del X Secolo in quanto dipendente dalla Pieve di Valdicastello, secondo il già citato Barbacciani Fedeli la chiesa sarebbe invece stata fondata dalla contessa Matilde di Canossa. Probabilmente divenne parrocchia nei primi anni del XIII Secolo. Passò poi dalla diocesi di Lucca a quella di Pisa in seguito alla decisione di Pio VI il 18 luglio 1789.

La struttura esterna, non più antica del XIII Secolo, è in sasso quadrilatero locale, così come il campanile, edificato nel 1616. L’edificio contiene opere pregevoli: preziosi intagli e sculture rinascimentali e important

i arredi sacri, tra cui una croce processionale in argento, opera del ‘400, e un’acquasantiera a calice del ‘500 appartenente alla scuola dello Stagi. A sinistra della porta laterale sono due altari del ‘400 e del ‘500, posti uno di fronte all’altro, i cui tabernacoli sono opera dello Stagi. Il bel Battistero ha un pregevole fonte battesimale. Ogni tre anni, il Venerdì Santo, si svolge a Retignano la tradizionale luminara di “Gesù Morto”.

CAMPANILE

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Annesso alla chiesa di S. Pietro si trova il campanile, realizzato nell’arco di diciassette anni, dal 1599 al 1616. Le campane inserite risalgono: una al 1510 e l’altra al 1570-71, sono sempre le stesse e risultano funzionanti. Sebbene risalgano ad anni diversi, furono entrambe consacrate nel 1843. Nel 1961 fu aggiunta una terza campana.

CIMITERO

Il progetto di costruzione del cimitero è iniziato nel 1840. Il piano superiore è stato aggiunto nel 1930 e adornato con cappelle e tombe particolari. Nel periodo iniziale della costruzione,il progetto di realizzazione del cimitero subì diverse modifiche, specialmente dovute alle recenti vittime di epidemie; una lapide,all’ingresso del cimitero, parla dell’epidemia di colera che colpì il paese nel 1857 e gli anni successivi, causando grande scompiglio fra gli abitanti. Oggi la lapide appare parzialmente rovinata a causa degli agenti atmosferici e a causa di un cedimento del terreno circostante.

CHIESINA

Le origini della chiesina, così chiamata per le ridotte dimensioni, sono incerte. Alcuni documenti lasciano presupporre che la struttura risalga al tardo XVIII secolo. È un ambiente dedicato alla Madonna, festeggiata il 15 agosto. Nel 1910 la Misericordia di Retignano assieme al parroco diedero inizio ad alcune celebrazioni. L’organo presente fu acquistato da un gruppo di padri francescani della frazione dalla chiesa di S. Croce alle Piagge presso Pisa. Un acquisto questo che sembra risalire al 1810. le più importanti opere al suo interno sono di Lorenzo Stagi e risalgono al quattrocento.

MONUMENTO AI CADUTI

Inaugurato il 4 ottobre 1992, il monumento si trova sulla sinistra all’entrata principale del cimitero. È dedicato ai caduti durante le due Guerre Mondiali. La zona commemorativa si compone di un vialetto che conduce al monumento principale,mentre intorno ad esso ergono alberi a simboleggiare le vite degli uomini partiti e mai più tornati. Sulla facciata principale è stata incisa una colomba, simbolo di pace e invito alla fratellanza tra i popoli.

LAPIDI

Presso la chiesa di S. Pietro si trovano due lapidi che celebrano i caduti durante la guerra 1915-18. La prima ha un bassorilievo con un olivo e un angelo a significare la continuità, la salvezza e la pace. La seconda lapide è invece rappresentata da un angelo con una corona d’alloro e un epigrafe.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • AA.VV., Abitare la memoria. Turismo in Alta Versilia, Lucca, Comunità Montana, 2007.

  • Giannelli, Giorgio Almanacco Versiliese, Edizioni Versilia Oggi, 2001, voll. 1, 3 e 4 (vedi voci “Chiese e oratori”, “Retignano”, “San Pietro Ap

    ostolo di Retignano”)

  • Gierut,L., Monumenti e lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre, Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra – Comitato provinciale di Lucca, 2001

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