Villa Henraux – Seravezza

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVilla B. Sancholle Henraux, questo è il suo nome in origine, era stata costruita nel 1897 dal signor Bernard Henraux, nipote del capostipite della famiglia che era arrivata in Versilia al seguito di Napoleone Bonaparte per occuparsi delle cave di marmo. Facoltoso imprenditore, il signor Bernard decide, nel 1897 di farsi costruire una prestigiosa residenza in un luogo ameno, in prossimità delle cave del famoso marmo bianco, in località Sant’Ansano nel comune di Seravezza (un ceppo di marmo posto di lato alla bandiera italiana ricorda che “Michelangelo Buonarroti dal Monte Altissimo, ardito lavoratore, ai primi di maggio del 1514, una grossa colonne discese, che con rottura d’attrezzi, con grave pericolo per gli astanti a valle precipitando s’infranse. Questo rinvenuto frammento oggi a noi attesta l’accaduto”).

Fu acquistata nel 1922 da Nello Pilli, giovane avvocato apuano rivelatosi improvvisamente poeta di fresca e profonda sensibilità, geniale per la nitidezza della visione d un mondo nuovo intravisto nei suoi contorni umani e sentimentali, figlio del dottor Bettino Pilli “Il Medico dei poveri e degli infelici” come lo chiamava la gente. Di lui parlarono e scrissero uomini come Pietro Marchi, Luigi Salvatori ed Enrico Pea; non basterebbe un intero libro per ricordare il suo amore per le persone meno abbiente, per coloro che dalla vita altro non erano riusciti ad avere se non la modestia e la bontà d’animo. La sua fu veramente una missione come il diritto che ha l’umanità di essere assistita nella salute, spregiudicatamente lontano da ogni principio di trarre profitto dalle altrui sofferenze. Visse francescamente modesto e morì povero.

La Madre era la contessa Olga dei Tomei-Albiani, ricca famiglia ed erede dei Toparchi, antichissimi padroni della Rocca di Corvaia e di quasi tutti i beni della piana versiliese; di Nello Pilli inoltre va ricordato il suo dono d’amore per colei che aveva scelto come sua sposa, la principessa Gabriella Kourtsch De Sotva, figlia di un avvocato di origine francese e di madre russa, nata a Kiev in Ucraina nella seconda metà dell’Ottocento; sposò in prime nozze un principe russo senatore della corte dello zar Nicola II. Le sfarzose nozze furono celebrate a San Pietroburgo. Il principe aveva la passione per la musica e del bel canto e fece studiare la moglie con i più celebri maestri come Bustini e Mugnone. Debuttò in Italia per la beneficenza al teatro la Pergola e nel salone dei Cinquecento a Firenze insieme a Todi Dal Monte. Tutto questo avvenne nel 1919, ottenedendo un lusinghiero successo, Beniamino Gigli si innamorò di Lei e le propose di andare insieme a Lui in America.

In estate amava recarsi in Versilia e precisamente a Forte dei Marmi, nella famosa Villa Bruckman. Questi continui viaggi pro loco114furono la sua salvezza, quando lo Zar Nicola fu deposto ed ucciso con tutta la sua famiglia. La Principessa Gabriella era senza dubbio l’ultimo superstite d quel mondo di favola come Lei spesso definiva ” La mia vita è stata sempre una favola meravigliosa” e la favola continò quando conobbe a Forte l’avvocato e poeta Nello Pilli il quale la condusse nella splendida Villa Henraux-Pilli di Seravezza,acquistata appositamente per costruirvi il nido d’amore. Da questa unione nacque Rosalka oggi vedova Verciani. Alla morte del suo compagno la principessa Gabriella si trasferisce a Viareggio con la figlia, amava fare lunghe passeggiate, malgrado gli anni aveva mantenuto la sua ferrea personalità, parlava correttamente cinque lingue ed era una donna di grande cultura. All’età di 103 anni diceva: “ho moltissimi ricordi, vivo in essi. La vita è stata una favola, ho avuto tutto ciò che una donna può desiderare”. All’età di 108 anni lascia questa terra per ricongiungersi al suo amato Nello Pilli, che tanto amava e ricordava spesso dicendo “il mio grande Amore”.

Nella splendida villa Henraux-Pilli di Seravezza amici come la Bella Otero, la Toti Dal Monte, Beniamino Gigli, Lima Cavalieri, Gabriele D’Annunzio, Guglielmo Marconi, Ettore Petrolini, Leopoldo Fregoli, Giacomo Puccini, erano di casa, insieme alla principessa soggiornavano e trascorrevano nel parco lunghe passeggiate, ricordando amici e la sua amata Russia. Molti dei ricordi della famiglia Pilli sono quindi racchiusi all’interno delle mure marmoree di questa villa. Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale tra il 1943 e il 1945 fu dimora del Comando Tedesco Whermacht. Al termine della Seconda Guerra Mondiale , nel 1949 la Villa è stata acquistata dalla Congregazione delle Figlie di Nostra Signora del S. Cuore, le quali con grande sacrificio istituiscono nella villa un collegio femminile per le orfanelle dei caduti della Marina Militare Italiana la quale contribuisce a facilitare il compito delle Figlie di Nostra Signora del S. Cuore a portare avanti questa opera, altri orfanelli sono stati accolti con amore materno. Molti sono stati i disagi e tante lacrime sono state versate per portare avanti una così grande opera, ma la provvidenza non è mai mancata anche se annotiamo una significativa testimonianza: le suore Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore s cibavano delle briciole di pane raccolte dalle mense dei bambini, perché anche loro dovevano essere le più povere di tutti gli orfanelli.

Le orfane di allora ricordano ancora con affetto Suor Paolina Balsemini, Suor Lucina Marapodi, le quali in qualità di responsabili, sono riuscite a dare a queste orfanelle, e alla popolazione di Seravezza, una dote sia spirituale sia materiale. Come diceva e voleva Cara Madre Fondatrice, Serva di Dio Madre M. Agostina di Gesù, le giovani consegnate alle sue Figlie dovevano essere il perno della società, ricordando che sarebbero state donne del futuro, coloro che sarebbero state il centro della società. “La donna, specialmente cattolica, la troverete fedele consorte all’uomo e madre edificante, sollecita della sua prole; se poi religiosa, oh! Allora voi la troverete dappertutto, sempre lesta al sollievo  della umanità languente e dove vi sia una lacrima da asciugare”. (Dalla conferenza tenuta a Durazzano, nel novembre 1908).

Dopo tanti anni alcune orfanelle divenute Madri esemplari, periodicamente con grande umiltà e commozione visitano il cimitero di Seravezza, dove riposano le spoglie di Suor Lucina Parapodi e con qualche lacrima e molti ricordi depongono dei fiori freschi, in ricordo dell’amore che Lei come la Madre Fondatrice, riusciva a dare a quelle piccole creature indifese senza i genitori, un calore umano, e la ricordano con queste parole “la nostra cara mamma!”.

villa henrauxLa Villa si trova nel Comune di Seravezza, “porta” del Parco delle Alpi Apuane del versante versiliese. Paesaggio caratterizzato da un’estrema varietà ambientale, tutta la zona è contraddistinta dall’imponente presenza del marmo; i bacini marmiferi della Ceragiola, della Cappella, di Trambiserra e del Monte Altissimo producono un marmo le cui caratteristiche uniche lo hanno reso famoso. Città ricca di storia medioevale risalente al periodo del 1040, il nome Seravezza sembra derivare da un toponimo del periodo longobardo (Sala Vetitia: centro di scambi commerciali). Parte più antica è caratterizzata da una pittoresca sequenza di ville gentilizie, pievi medioevali e costruzioni rustiche ancora intatte che, tra boschi di castagni e ravaneti, testimoniano un amore innato per la conservazione e un intelligente uso dei materiali locali (marmo, legno, sasso) che si è mantenuto attraverso i secoli.

Nell’interno della Villa un parco di circa 14.000 mq, di vegetazione lussureggiante e confinante con il fiume Versilia, è costituita da un primo piano, un piano secondo, un’altana e un sottotetto. La zona offre al turista la possibilità di numerose escursioni in uno scenario quanto mai variato. La villa fu molto danneggiata dagli eventi bellici e i segni sono ancora visibili sulle parti marmoree esterne. Dopo un lungo periodo la Congregazione delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore ne han curato il competo restauro, ciò nonostante le caratteristiche architettoniche, il complesso risulta di rara bellezza e unica nel suo genere.

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Scala interna monolitica ad incastro, poggia solo su due piattaforme rompitratta

Si può ammirare inoltre:

  • Scale monumentali in monoliti di marmo bianco
  • Balconi in massello di marmo
  • Marcapiano in aggetto in massello di marmo a colore
  • Balaustre esterne in marmo bianco con lavorazione ad incastro
  • Comignoli di marmo lavorato a traforo
  • Pavimenti e rivestimenti di alcuni ambienti in marmo a colore
  • Camini monumentali